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  • Enrico di Noia

Varry ci presenta il suo videoclip in anteprima


Lo scorso 5 febbraio è uscito “Fiori di Bach” il nuovo singolo di Varry, all’anagrafe Francesca Varaldo, per Maionese Project (Matilde Dischi). Il brano è una fusione elettronica di melodie pop/reggae e di un testo ben scritto e sonoro, frutto degli studi e dell’esperienza, come l’ultima svoltasi al C.E.T. di Mogol. Oggi Francesca è ospite con noi su OltreSuono e ci presenterà in anteprima il videoclip di questo brano!


Ciao Varry e benvenuta!


Varry: Ciao, grazie per l’ospitalità!


Prima di guardare il video del nuovo singolo vorremmo conoscerti con qualche domanda: come nasce questo progetto solista, qual è la tua storia in musica?


Il progetto Varry nasce circa quattro anni fa. Ho iniziato a studiare canto, oramai già dieci anni fa, ho poi approfondito la scrittura con diversi seminari, fino ad arrivare al CET di Mogol, grazie ad una borsa di studio, e ho avuto la fortuna di fare gavetta live, anche aprendo diversi concerti, tra cui quello di Umberto Tozzi, ed il più recente di Alexia (grazie alla vittoria del Premio Imperia Musicale).

Nel 2017 è uscito il primo singolo “In assenza” e da lì c’è stata una continua evoluzione, fino ad arrivare ad oggi.


Un segno distintivo dei tuoi brani sono sicuramente i testi: con “La canzone di Mari”, inserita nell’antologia curata dal maestro Mogol con i migliori testi del premio Aletti Editori, si riesce infatti a volare in un mondo quasi fiabesco, ci si immerge negli occhi di Mari e nella sua visione della vita, facendosi trasportare dalla sua storia e dalle sue sensazioni. Vorrei quindi chiederti quanto sono stati importanti o incisivi i tuoi studi sulla scrittura per raggiungere questo risultato e quanto invece nasce dalla pura ispirazione, dalla scrittura “di getto”?


Sicuramente sono stati fondamentali, tutt’ora continuo a studiare, perché la sola ispirazione o scrittura di getto è importante, ma non basta. E’ stato di grande ispirazione respirare l’aria del CET, imparare dal Maestro Mogol, piuttosto che da Anastasi, Barbera e da tutti gli insegnanti così qualificati che si donano al 100%.


Varry oltre ad essere un’ottima artista è anche laureata in fashion design e forse anche per questo cura molti degli aspetti che accompagnano l’uscita di un brano e la sua immagine. Ti chiedo quindi quanto valore abbia per te questa parte del lavoro, potremmo dire “l’apparenza”, e quanto è importante a livello di successo e riscontro in termini di pubblico?


Mentirei se dicessi che al giorno d’oggi non è importante. Io sono un’esteta, ho studiato arte fin dal liceo, quindi per stare bene con me stessa in primis è importante curare il mio aspetto e credo che lo sia anche in relazione ad un progetto ben strutturato. Io amo supervisionare un po’ tutto, dalla copertina del singolo (che studio in prima persona insieme alla fotografa) al videoclip, fino al mio profilo instagram. Per fare un esempio di quanto un dettaglio possa fare la differenza cito sempre come i miei capelli rosa abbiano notevolmente contribuito a fare crescere, inaspettatamente, il mio profilo Instagram che oggi supera i 30 K! Quindi l’apparenza è importante, ma deve valorizzare ciò che siamo, deve venire da dentro e non seguire solo le mode, altrimenti il riscontro non sarà altrettanto positivo.


Concludo questa breve intervista chiedendoti com’è nato e cosa racconta questo nuovo singolo “Fiori di Bach” e se ti va di presentare il videoclip che lo rappresenta!


Fiori di Bach è nata dalla frase che apre il ritornello, ovvero “beviamo Fiori di Bach a colazione”, che mi ha riportato ad un periodo della mia vita in cui davvero avevo la necessità di prenderli ogni mattina a causa di attacchi di panico (che oggi per fortuna non ho più). Parla di ansia, stress, attacchi di panico, del cercare

rifugio nell’abbraccio di chi ci ama, senza trovarlo davvero. Dell’ eterna corsa a voler essere sempre di più, mai inadeguati, sempre impeccabili agli occhi degli altri, a voler mascherare i propri difetti.

Nel video, che vede alla regia Riccardo Sanmartini e alla fotografia Michael Petrolini, abbiamo cercato di trasmettere queste sensazioni.





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