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  • Enrico di Noia

PICCOLO ESCE DAL BUNKER44 E CANTA LA PAURA DI RESTARE SOLI

Le produzioni di Erin, già uscito ad inizio anno con il suo EP “Luce spenta”, e la voce di Piccolo hanno condensato in sette brani anni di ricordi e vite intere di emozioni. Tutte le tracce si fanno carico del peso di momenti di solitudine, fragilità, paura, portandoli “..lontano da tutto e da tutti..” nell’erba alta della campagna o lasciandoli scivolare in spensieratezza infantile.


OltreSuono: Amaranto all’ascolto sembra essere uno degli EP più intimi e personali usciti negli ultimi tempi: quanta vita hai racchiuso in questo lavoro, quanto c’è di Piccolo? Piccolo: Amaranto è prima di tutto il riflesso di un periodo molto preciso della mia vita, in questo progetto ho racchiuso tanto di me ma anche tanto di Piccolo. L’ep racconta una storia che cerca di rappresentare la mia preadolescenza, i miei 13 anni, quando mi piaceva spingermi più lontano possibile dal paese in cui vivo, lontano da tutti e tutto, in compagnia o in solitudine. Quando ancora camminavo sul confine tra l’amicizia e l’amore. Il bunker è una realtà sociale particolare oltre che un collettivo, valorizzata e portata ai più da una ambiziosa scommessa di Bomba Dischi, nella quale ogni forma d’arte è fluida e va a mescolarsi con le altre: penso al 44.zine (magazine su carta) nel quale si riuniscono molte figure fra designer, autori, grafici e altri; penso alle tele messe in palio all’uscita di “Distaccato” di Fares, alle live session su Twitch e molto altro, il tutto nella vostra indipendenza e con sfondo la vostra bolla musicale. Cosa rappresenta per te il bunker, quanto ha influito sul tuo percorso artistico? Il bunker è il mio unico punto di riferimento e oramai la mia seconda casa. Quando ho conosciuto i ragazzi ancora non sapevo cosa volessi davvero fare con la musica, quale direzione prendere, che parole usare, ma piano piano, giorno dopo giorno, lavoro dopo lavoro, consiglio dopo consiglio, ho sempre più aggiustato il tiro e capito il mio ruolo nel collettivo e il mio ruolo nel mondo. oggi so cosa fare perché abbiamo imparato ad osare, a sperimentare e divertirci con la musica. Hai spesso accennato al collegamento che crei fra canzoni e colori: ogni brano assume una sfumatura precisa, come se i suoni diventassero tempere una volta giunti alla mente. Puoi spiegarci meglio questo concetto? So che questo fenomeno si chiama Cromestesia ed é una forma di Sinestesia legata al suono ma in realtà non saprei bene come spiegare il concetto o il meccanismo per cui avviene, per me si tratta di una cosa automatica e soggettiva che va pure oltre il campo della musica, già da quando ero piccolo per esempio accostavo le personalità dei miei parenti e dei miei amici a colori molto precisi, mia nonna per esempio è un vinastro scuro mentre mio padre é un rosa pastello molto chiaro. Piano piano nel tempo è una cosa che si è presentata su campi sempre più ampi e diversi. L’EP si apre con “I miei ricordi”, un pezzo che sembra essere una presa di coscienza, la realizzazione di aver perso qualcosa, e forse per questo usato come apertura: cosa racconta questo brano? È importante che sia il primo ad essere ascoltato? I miei ricordi é la traccia più “vecchia” dell’ep, di fatti venne concepita a maggio 2020, ero appena uscito da una situazione molto delicata, avevo rotto un legame con una persona importante e il pezzo è esattamente la rappresentazione di quel mio stato d’animo, felice e triste allo stesso momento. Scrissi il ritornello ancora prima di avere una base sui cui farlo, successe in seguito ad aver perso una trentina di foto analogiche di un viaggio a parigi. Nello studio in cui portai a sviluppare le foto infatti, bruciarono per errore tutto il rullino, e io mi accorsi di aver perso i miei ricordi in un negozio pieno di macchine fotografiche vecchie e inutili. Subito dopo “Staccionate” ci immerge in scene quotidiane ed infantili, nel senso più dolce e giocoso del termine, con la curiosità di sporgersi in nuove emozioni. Proprio in questo pezzo per la prima volta le scene campestri diventano più nitide: che ruolo hanno questi luoghi, questi paesaggi ? Questi luoghi sono l’ambientazione principale del disco, in quanto rappresentano in modo diretto quel periodo della mia vita di cui vi parlavo prima. Quando le giornate le passavo tra l’erba alta e gli alberi, tra le staccionate e i tetti delle case a schiera, in compagnia di qualcuno che ancora non sapevo riconoscere come amico o come qualcosa di più intimo. Ho comunque un rapporto molto conflittuale con essa, ci sono stati periodi in cui amavo e apprezzavo la campagna e momenti in cui odiavo con tutto il mio cuore viverci. Come Bnkr44 avete già dichiarato di non porvi obiettivi, di voler solo fare ciò che vi piace e di farlo il più possibile: in un panorama in continua evoluzione però voi cantate musica del futuro, sonorità che non appartengono al passato in tempi nei quali è difficile non ripete ciò che già c’è stato. Pensi che continuando in una carriera come questa non sarà necessario a un certo punto porsi degli obiettivi, anche a costo magari di perdere una piccola parte della genuinità e della naturalezza che vi contraddistingue? Oppure è proprio questa a creare “la magia” ? Per quanto mi riguarda, ho un sacco di progetti che vorrei portare a compimento, e portarli a compimento rappresenta il mio obbiettivo principale. Poi è ovvio che tutti noi puntiamo ad avere un bacino di utenza sempre più grande, uno stipendio in grado di farci vivere grazie alla nostra passione, ma “la magia” e la purezza del nostro modo di fare musica non é un limite, è la nostra forza più grande. Abbiamo grandi cose in mente per il futuro ma svelarle sarebbe solo troppo poco divertente :) Chiudiamo questa chiacchierata come si chiude Amaranto: con “Fili di ferro”. Questo brano rallenta di nuovo tutte le dinamiche che a mano a mano avevano accelerato i bpm nel corso dell’ascolto, sussurrando parole proprio come chi “soffoca con al collo un filo di ferro” : alla fine questa storia di fuga dal paese e dalla paura della solitudine è andata male. Già...

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