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  • claudia colasuonno

PEGGIO DI NIENTE

Un EP per dire che non è andato tutto bene


“E poi improvvisamente / ho visto gente normale calpestare altra gente / ed era peggio di niente”


I Ministri tornano con la forza che da sempre li contraddistingue e, dopo tre anni di silenzio, una pandemia, varie ed eventuali, non si perdono in convenevoli, mirando dritti al cuore della questione con un disco che suona un po’ come uno schiaffo in faccia o, per dirla in altri termini, come un promemoria del fatto che no, non è andato tutto bene.


Un’attitudine, quella di sviscerare il presente e le dinamiche sociali ed economiche che lo caratterizzano, che accompagna la band sin dagli esordi.

I Ministri fanno il loro ingresso nella musica italiana con I Soldi Sono Finiti (2006), nella primavera del 2008 esce l'EP La Piazza, ispirato alle tragiche vicende del G8 di Genova e poi Tempi Bui (2009) che, affronta le tematiche del lavoro, della comunicazione sociale, della sopravvivenza quotidiana.

Da qui, i live negli stadi, in apertura ad artisti di alto calibro quali i Coldplay, i Foo Fighters, i Subsonica e moltissimi altri, senza contare le numerose collaborazioni con Caparezza, Afterhours, Mauro Pagani, con i registi più all’avanguardia e alcuni tra i migliori producer, da Gordon Raphael (Strokes) a Sylvia Massy (Johnny Cash, System Of A Down) passando per Tommaso Colliva e Taketo Gohara.

Per Un Passato Migliore (2013) riscontra in poco tempo un incredibile successo anche oltralpe, dove si esibiscono in numerosi club, da Londra a Parigi, passando per Amsterdam e Berlino e non solo.

Solo due anni dopo Cultura Generale (2015), registrato in presa diretta a Berlino insieme a Gordon Raphael, leggendario produttore dei primi due album degli Strokes.

Fidatevi esce a marzo 2018 per Woodworm e già dal titolo si percepisce un approccio diverso rispetto ai precedenti, una richiesta d’aiuto e un barlume di speranza per un futuro “se non migliore, almeno non peggiore di oggi”.

Il 16 aprile 2021 esce Peggio di Niente, singolo che apre un nuovo capitolo e anticipa l’EP “Cronaca Nera e Musica Leggera”, disponibile da oggi sulle varie piattaforme musicali (per ascoltare su Spotify, qui), la cui estetica è un omaggio alle collane Einaudi (precisamente Piccola Biblioteca Einaudi e Nuovo Politecnico) rese indimenticabili dal progetto grafico di Bruno Munari.
















Cover dell’EP “Cronaca Nera e Musica Leggera”


“Per noi, l’aggressività e l’urgenza nella musica sono sempre stati il nostro modo personale ed autentico di comunicare”

Niente giri di parole o concetti edulcorati, i Ministri cantano di una crisi che non è più discografica (come in I Soldi Sono Finiti, cfr. supra) né tantomeno è circoscrivibile ad un solo ambito, ma tocca in modo trasversale ogni aspetto del nostro presente.

La denuncia sociale, presente in tutti e quattro i brani dell’EP, è sottolineata dalla forza impressa da Divi (Davide Autelitano) ad ogni singola parola, dal canto, quasi urlato, che sembra voglia essere un grido d’aiuto o, con buona probabilità, un invito a guardare senza filtri la realtà post pandemia.

Da una situazione di precarietà che, in potenza, avrebbe potuto renderci più uniti, ne siamo usciti solo più spaesati e soli, incapaci di guardare il prossimo con uno sguardo che non sia pregno di timore e diffidenza.


"Bambini soli davanti a uno schermo, famiglie che non si possono abbracciare, code infinite per un pasto caldo, persone che non possono più lavorare: il nulla in cui questa pandemia ci ha precipitato è senza confini. E pensavamo non potesse esserci di peggio, finché non abbiamo visto qualcuno mettere gli uni contro gli altri - in un crescendo di diffidenza, sospetto e accuse. Quello sì, è stato peggio di niente."


Il progetto segna un nuovo inizio per la band, un tentativo di ordinare i pensieri che tra un lockdown e l’altro hanno accompagnato – e in molti casi assillato – molti di noi, quando ci siamo ritrovati ad affrontare faccia a faccia il nostro “io” più profondo, costretti a esercizi introspettivi non sempre facili da fronteggiare. Ciò che ne risulta è una spinta a reagire, a non abbandonarsi, a partire da un dolore comune per ricostruire e ripartire, insieme, senza cercare una verità nè risposte che siano giuste o sbagliate, ma solo unendo le forze riconoscendo che no, non è andato tutto bene, ma magari potremmo impegnarci affinché non vada tutto peggio.




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