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  • Federica Suriano

MURUBUTU E CLAVER GOLD CANTANO LA DIVINA COMMEDIA

A distanza di un anno dall’uscita di INFERNVM, Murubutu e Claver Gold annunciano una repack del disco con l’aggiunta di tre brani: “I Giganti”, “Lucifero” remix con En?gma e “Beatrice” con la partecipazione di TMHH e una produzione Gian Flores.

“Beatrice” è il primo estratto che viene rilasciato, dove viene narrato il primo incontro tra Dante e Beatrice, simbolo dell’ansia di ascesa spirituale del poeta e della sua purificazione interiore.


Si incontrarono per la prima volta nella primavera del 1274, quando avevano solo nove anni. Il piccolo Dante vide per la prima volta Beatrice: “e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti”, vestita con un drappo sanguigno che gli avrebbe incantato il cuore. Si narra che l’incontro avvenne proprio nella chiesa fiorentina di Santa Margherita dei Cerchi, frequentata spesso da Dante e pertanto citata dai rapper. Subito dopo, nella canzone viene fatto riferimento al momento della morte di Beatrice, ora creatura angelica, riflesso del recupero dell’identità del poeta.


“Ora entrando in contatto al tuo canto remoto

E ti hanno preso due volte: la prima in isposa

Seconda la morte, la sorte ma forse

Ora che vivi in eterno hai mandato Virgilio

Dal limbo all'inferno a ridarmi le forze”


Beatrice, che ora “vive in eterno”, ha mandato Virgilio in soccorso al poeta, infatti nella Divina Commedia è proprio su richiesta di Beatrice che Virgilio accompagna Dante dalla porta dell'Inferno fino alla cima del Purgatorio, nel Paradiso Terrestre. La scelta di Virgilio non è casuale, essendo il maestro, il modello di vita da emulare, incarnazione della memoria personale e storica. Seppur il maestro impersona le possibilità umane, le più eccellenti, queste non possono condurre Dante oltre la comprensione della natura del peccato, nell'Inferno, e oltre la necessità di redenzione, nel Purgatorio. Quando tutto sembra essere perduto, Dante prende consapevolezza di uno specchio che rende immortali: la poesia, ponte di contatto tra il finito e l’infinito, canale di comunicazione che gli permette di ovviare la morte, sfiorando la vita. Per questo la donna riesce a donargli una vita infinita, divina, una “linea continua dentro il cuor”.


Nella seconda strofa, Claver Gold sorprende con un riferimento velato del sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”, riprendendo la visione della donna e l’impossibilità di Dante di potersi esprimere dinanzi a tanta bellezza. La lingua diviene muta e non è possibile proferire parola e nemmeno concedere uno sguardo, per questo Claver immagina che Dante cerchi la donna negli occhi dei passanti, di chi ha il coraggio di guardarla. Il sommo poeta, mentre tenta di giungere alla cima del colle per fuggire dalla selva in cui si era smarrito, si imbatte in tre belve: una lonza, un leone e una lupa. Come il colle, illuminato dalla luce divina, rappresenta la via di salvezza dalla selva del peccato, le tre fiere rappresentano, stando a una delle linee interpretative più comuni e più antiche, i tre peccati capitali che impediscono a Dante di giungere alla beatitudine: la lonza, animale non univocamente identificato, rappresenta la lussuria, infatti qui Claver fa cedere Dante al ricordo erotico delle mani di Beatrice; il leone indica la superbia che spinge il poeta ad amare se stesso e a renderlo più lontano dalla sua amata; la lupa è l’avarizia, che riempie e svuota, tra scavate nell’oro e la consapevolezza di essere soli nella cupezza dell’egoismo.


“Ma tu mandasti un compagno a farmi luce nel viaggio

A darmi forza e coraggio in un percorso che poi

Termina con un miraggio, spirituale passaggio

Nell'inferno che è solo l'altra parte di noi”


La canzone si conclude con un messaggio di speranza, con la certezza che è solo un passaggio spirituale verso qualcosa di indefinito e migliore. Il poeta viene predisposto verso qualcosa di bello con un miraggio dell’anima verso l’altra metà dell’uomo.