Cerca
  • Jarvis Scarcelli

MOLLA: VI RACCONTO DI ME E DEL MIO NUOVO DISCO

Luca Giura, classe 1985 e in arte MOLLA è un compositore, un interprete e un musicista poli-strumentista, le cui esibizioni, intese come rappresentazioni del suo mondo, vedono il palco come un parco giochi di energia tra lui e il pubblico, un po' quello che ha sempre fatto nella sua vita anche da pischello. E’ stato batterista in diverse band emergenti baresi, con una delle quali, gli AMEBA4, calca il grande palco di Sanremo nel 2006. Ha aperto numerosi concerti di artisti come Afterhours, Caparezza, Erica Mou, Marco Notari, Tiromancino e molti altri. Dopo tre dischi pubblicati, tra cui uno per il progetto “progetto digitale Abbracci Musicali Huggies”, quest’anno esce il suo nuovo album “Giovani Dentro” all’interno del quale Molla fa entrare Luca e accompagna chi lo segue ad ascoltare le sue emozioni, cambiamenti, sensazioni e stati d’animo. Molla racconta l’album attraverso la storia di 9 personaggi, uno per ogni brano, come se fossero episodi diversi di una stessa serie tv collegata dal tema dell’essere ‘giovani dentro’. Si susseguono così le storie di Francesca, Paola, Marco, Lucia, Lorenzo, Alessandro, Gianluca, Angelica e lo stesso Molla, con cui l’artista fotografa gli aspetti della società moderna.

OltreSuono: Partiamo dai tuoi primi passi professionali nel mondo della musica. Fai il tuo esordio musicale nel 2006, partecipando a Sanremo Giovani come batterista negli Ameba 4, band in cui spicca il nome di Ermal Meta. Cosa ricordi di quell’esperienza, le varie sensazioni e aspettative che avevate come gruppo e non? E cosa poi è successo dopo, cosa vi ha portato alla rottura della band?


Molla: Ho ricordi bellissimi perché comunque avevo solo 21 anni quindi, immagina, ero veramente un ragazzino, ma gli anni passano. Dunque, gli Ameba 4 si erano formati da quasi un anno e avevamo alle spalle un solo concerto insieme, il secondo fu direttamente a Sanremo, perciò vi lascio immaginare totalmente senza esperienza. Eravamo una super band, c’era Ermal che insomma adesso ha una bellissima carriera ed è stata un’esperienza bellissima. Ricordo l’orchestra, il click che avevo alla batteria, la nostra manager che era Caterina Caselli. Purtroppo come succede spesso nelle band, ci siamo sciolti poco dopo, ma come dico sempre ad ogni dolore si riparte da zero ed infatti da lì sono nati due progetti. Ermal da un lato ed io dall’altro con il mio progetto da cantautore. Per me è stato un percorso più lungo e complicato perché dovevo passare dalla batteria che suonavo al canto anche e ho dovuto lavorare e studiare tanto ma va benissimo.


Domanda presumo di rito per te nella varie interviste, da dove nasce il nome “ Molla”?


Innanzitutto mi piace come suona, quando mi chiamano i miei amici o miei colleghi musicisti. Ma in realtà è nato quando facevo l’animatore nei villaggi, esperienza che ho fatto per quattro/cinque anni. E’ nato perché facevo di tutto, dai tornei di ping pong, al cabaret, al dj, cantante e gli ospiti del villaggio mi chiedevano come facessi a fare tutto, “sei propria una molla”. Poi ovviamente questa roba di Molla l’ho portata anche nel mio progetto. Nome che tra l’altro rappresenta anche il salto che ho fatto dalla batteria al canto. E chi mi conosce e mi ha visto dal vivo sa che questa molla si nota proprio anche sul palco.


Come è nata questa passione? Quando hai capito che fare l’artista sarebbe dovuto essere il tuo lavoro? Come ci si sente a lavorare in questo campo? Quali sono i pro e i contro?


L’ho capito tardi purtroppo, in secondo superiore quando si sa che molti cominciano molto prima, ma i miei genitori non solo non me l’hanno mai fatto fare ma me l’hanno tenuto nascosto. Mio padre era un cantante e batterista esattamente come me ma non voleva che prendessi le sue orme, perché rimase deluso da questo mondo che io chiamo musica. Racconto spesso questa storia perché mi piace, lui mi ha sempre tenuto nascosta la batteria in un armadio, poi giocando con mio fratello a nascondino, andai a sbattere contro questo armadio che si aprì e c’era la batteria che io montai e cercai di capire cosa fosse, facendo domande a mio padre. Da quando la montai non ho più fatto nulla, non ho terminato gli studi, ho pensato solo a fare musica fino ad oggi che ho 38 anni portati molto bene tra l’altro. Ho sempre fatto solo questo e ho deciso di fare questo anche come lavoro a tutti gli effetti. Secondo me se qualcuno vuole fare musica, deve essere un’artista a tutto tondo, io scrivo, suono, canto, sono un produttore.


Tra concerti, festival e dischi prodotti con Puglia Sounds, hai collezionato premi e riconoscimenti importanti negli anni tra cui MTV New Generation, Premio Anacapri Bruno Lauzi, Premio Lunezia, Premio Musica Contro le Mafie, Premio Bindi, Premio De André. C’è qualcuno, tra questi che ricordi in maniera particolare? Qualche aneddoto esclusivo magari.


A casa ho tutte le medaglie e sono ricordi bellissimi, che poi in questi casi sono più le esperienze che ti porti dietro. Guarda, quello che ricordo meglio con più cuore, è quello di Anacapri perché credo che da li si sia aperto una seconda strada, quella del cantautore. Nel primo disco ero un pò più indie/pop invece da quel premio ho capito che dovevo spingere e scrivere e infatti sul pianoforte di casa ho la foto di Bruno Lauzi e quell’anno che bisognava fare anche una sua cover io feci “L’ufficio in riva al mare” e quell’anno loro decisero di assegnare per la prima volta la targa “miglior cover di Bruno Lauzi”, targa che quell’anno non c’era ma che decisero di assegnare da quel momento in poi.


Hai collaborato con musicisti di un certo calibro nella musica italiana come Caparezza, Marco Notari, Giuliano Palma, Tiromancino. Come sono nate queste collaborazioni e quanto pensi possa aiutare il sostegno fra i vari artisti? Sapere, per esempio, che un artista che hai sempre seguito vorrebbe che tu aprissi un suo concerto?


Si, io ho aperto i loro concerti ed è stato molto bello. Ci sono stati dei pro e contro, alcuni sono stati delle meteore per esempio io ho da sempre amato i Tiromancino ma proprio di quella tappa ho un brutto ricordo perché non avevamo avuto un rapporto con loro o modo di parlare. Ti sono sincero, purtroppo vorrei che fosse tutto rose e fiori, che tra artisti ci si aiuta e tutto il resto, ma in realtà non è proprio cosi. Ci sono casi molto rari, infatti io nel mio nuovo disco che si chiama “Giovani dentro”, ho tre featuring molto importanti come Erica Mou, Zibba e Renzo Rubino e sono veramente emozionato. C’è il batterista di Levante nel disco, il trombettista degli Stag, ci sono tantissime collaborazioni, produttori. Non capita molto spesso dunque di instaurare bei rapporti anche al di fuori del lavoro dunque, forse non sono stato bravo io però quando poi trovi queste persone che con te formano qualcosa di magico, bisogna veramente ringraziare e conservare.


C’è un brano del tuo secondo album “365” che si chiama “Lì”. Questo brano ha ottenuto grande successo, è stato finalista nella categoria nuove proposte al premio Lunezia, giunto alla sua ventunesima edizione E inoltre era stato particolarmente apprezzato dalla critica, aggiudicandosi il premio Cantautori Bitonto Suite. In questa canzone affermi di esprimere una doppia sfumatura che la vita dell’artista comporta : cito le tue parole da un lato si tratta di un mestiere che implica impegno, fatica, sudore, dolore e diversi rischi ma dall’altro si ha la consapevolezza di poter emergere e produrre qualcosa di veramente significativo per il pubblico ed è ciò che alimenta lo spirito dell’artista e rende la sua vita piena di soddisfazioni. Dunque, con questa premessa da te fatta, voglio chiederti perché questo brano ha ottenuto così tanto successo secondo te e come si fa ad arrivare in maniera intima e umana al pubblico? Cosa, Molla, vorrebbe che di se arrivasse alla gente che lo ascolta?


Hai proprio indovinato. Io lo dico sempre anche durante i miei concerti, “Lì” è la mia canzone preferita, forse quella che mi rappresenta di più. Quando vado in giro a suonarla, la cantano tutti e sono contentissimo, mi ha permesso di fare tantissimo e di entrare nella mia nuova etichetta che è Inri. Secondo me uno può fare mille giri di parole, avere il team migliore del mondo, investire soldi su spotify e sponsorizzazioni, però quando una canzone è vera e senti l’esigenza di volerla scriverla e di viverla, la gente lì se ne accorge. Infatti nella prima strofa io dico “li dove prima c’era un’idea, adesso c’è una tappezzeria” e infatti intendevo il posto dove con gli Ameba 4 andavamo a provare e dunque dove c’era un’idea, dove facevamo nascere le nostre canzoni, due anni fa ci sono passato con la macchina e adesso c’è un negozio. Mi sono fermato fuori quel negozio e ho scritto tutto il testo di “Lì” perché ho pensato a quanto fosse strano che da esserci un sala prove, lo stesso posto dove ho conosciuto mia moglie, adesso c’è una tappezzeria.


Ci troviamo in un periodo abbastanza particolare, in piena pandemia, quindi causa covid è molto difficile poter salire sul palco ed esibirsi. Immagino tu ne stia risentendo parecchio, cosa ti manca di più?


Guarda, casa mia è il palco. Io posso fare tutti i dischi del mondo anche con i migliori produttori, fonici o musicisti ma per capire davvero chi sono mi devi vedere dal vivo. E’ una cosa che effettivamente dicono tutti e che sento anche io perché sul palco porto anche la mia esperienza da animatore e il fatto di saper suonare più strumenti mi aiuta tanto nell’intrattenere. Quindi per me è stata davvero una botta infinita, anche perché era dai concerti che riuscivo a guadagnare, ma amo la musica e ho scelto di lavorarci in questi ultimi anni ancora di più, ho spinto tanto con la produzione, al momento produco più di 22 artisti locali e non solo. Sto già organizzando dei concerti per quest’estate che saranno diversi e più piccoli per la situazione in cui ci troviamo pero è già qualcosa.


Molla è anche stato scelto per comporre suoni e musiche del progetto digitale Abbracci Musicali Huggies. Album che tra l’altro si può benissimo trovare su Spotify, che è stato realizzato per un progetto interattivo dedicato dall’azienda Huggies alle mamme e ai loro bimbi. I tuoi brani hanno l’intento di riflettere stati d’animo differenti. Tu affermi infatti che le composizioni raccontano stati d’animo che puntino ad attimi che prima finivano in un soffio e adesso durano un’eternità. Cosa intendevi dire e quanto è stato importante per te prendere parte ad un progetto del genere?


Ti ringrazio davvero perché questo progetto è essenzialmente formato da parti strumentali quindi la gente l’ha messa da parte o comunque non l’ha capito ed io invece ci tengo tantissimo e ringrazio la mia etichetta Inri per avermi dato questa possibilità. Un compito difficile, cose diverse da quello che vado a fare nel mio disco. Musiche molto più lunghe che non hanno un tempo, sono stato un vero e proprio compositore. Lo rifarei molto volentieri e sono contento che non sia uscito solo da un punto di vista commerciale ma anche sul mio canale di spotify. In alcune ci sono le voci di mia figlia Nina, alcuni suoi suoni.


Oggi, tra l’altro, sei papà di una bellissima bambina di nome Nina. Quindi ci sono stati passi da gigante da quella volta che da Bari varcasti le porte di Sanremo in ambito professionale e non. Quanto pensi possa influenzare, in positivo o in negativo, la vita privata di un’artista nelle sue idee e creazioni?


Grazie mille. Allora tantissimo. Qui tocchi proprio il mio cuore, nel nuovo disco “Giovani dentro” non c’è un brano dedicato a mia figlia, ma l’intero mood del disco è dedicato a lei, sa tutti i testi a memoria, li canta per casa. Ha scritto due frasi di un brano che voleva io cantassi, quindi da un punto di vista emotivo si sono cambiato, sono più paziente, più dolce e questa cosa in quest’album e nei miei progetti futuri si sentirà sempre.


Nei vari articoli ti hanno definito addirittura un Jolly in quanto autore, produttore, polistrumentista quindi un vero e proprio animale da palcoscenico! Tra i vari artisti di cui sei produttore, spiccano le urla, una band andriese molto versatile. Tu stesso hai definito questa parte un gioco, poi diventata molto seria. Arrivano con un'idea, qualche accordo e poi insieme cercate di trasformarla in una vera e propria canzone. Ecco, cosa ti ha spinto a voler intraprendere anche questa strada? E poiché credo si basi tanto anche sulla fiducia, in base a cosa scegli di fidarti di un artista che si presenta alla tua porta?


In realtà io dico sempre che le cose si fanno o per i soldi o per la gloria, in questo caso io lo faccio per entrambe le cose e mi rende felice e ti parlo di tutte le mie 22 produzioni. Hai citato “Le urla”, e mi tocchi una parte del cuore perché loro sono grandiosi e bravissimi e sono rimasto contentissimo quando hanno deciso di bussare alla mia porta. Adesso sono una delle band che fanno parte della “Molla prod.” come la chiamo io, lo dico sempre anche a loro che credo che in una band una delle cose più importanti sia avere un cantante con una voce riconoscibile e loro ce l’hanno perché Francesco è unico. Sono tra i più forti e si vede e ci sono altre cose che vorrei dire ma che non posso. L’unica cosa che mi fa dire o si o no a chi bussa alla mia porta è la stessa cosa che faccio io con le mie canzoni cioé se io ti produco una canzone che poi rimane a casa tua nel tuo computer per una soddisfazione personale allora no, se invece questa canzone la sfrutti, la fai girare, ti iscrivi ai concorsi a nome tuo e mio allora si possiamo parlarne. Deve nascere questa voglia di crederci perché la differenza fra uno bravo e uno meno bravo è solo questo.


Voglio concludere, chiedendoti cosa diresti a quel Luca di tanti anni fa, quando “Molla” doveva ancora prendere forma? E ad oggi, stai lavorando a nuovi progetti? Cosa dobbiamo aspettarci?


E’ appena uscito il mio disco giovani dentro e sono molto contento. Inseguivo da molto tempo questa etichetta ovvero Inri che è la stessa di Levante, Ex - Otago e ce l’ho fatta proprio perché ci ho creduto tanto. Quest’estate spero di fare un pò di concerti e altre cose che non posso dirti, non mi fermo mai un giorno, mi sveglio e faccio musica.











0 commenti