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  • Jarvis Scarcelli

GRECALE: IL SUO NUOVO ALBUM “LE SOLITE SCUSE”

“La paura più grande è la perdita di sottostrati culturali che sono presenti in ogni città in modo peculiare. In minima parte ho cercato di portare in risalto i suoni che vivono in questa terra che spesso è guardata con forte disinteresse soprattutto da chi ci abita.” E’ cosi che Andrea Chiapparino, in arte Grecale, presenta il suo nuovo album in cui all’interno ci sono sette brani che parlano di ritorni al sud e a noi stessi. Un viaggio personale che Grecale fa, scavando fino alle origini di sé come uomo e come artista, evocando i propri ricordi, le tradizioni e il legame con la Puglia, con la sua religiosità, tra folclore e sentimento.

Oltresuono: Ciao Andrea. Grazie per aver accettato l’invito per questa intervista.


Grecale: Ciao e grazie mille a voi


Cominciamo subito con i tuoi primi passi. Sappiamo che per un po hai scritto e composto in inglese sotto il nome di Party Animal. Dopodiché hai deciso di provare a cimentarti anche con l’italiano. Esperienza in cui si nota un tuo viaggio personale che va ben oltre la scoperta dell’uomo e dell’artista in se per se, ma si concentra principalmente sulle sue origini e tradizioni, profondamente legate ad una Puglia calda e sacra. Perciò, cosa ti ha portato a cambiare idea sul tipo di musica che volevi produrre, scrivere e offrire alla gente che ti ascolta?


Prima di iniziare a comporre pezzi in inglese col mio precedente progetto, Party animal, mi ero cimentato nella scrittura in italiano. Il problema più grande è che non riuscivo mai a dare un’identità al tutto. Posso dire che Party Animal è stato un punto di inizio per capire che tipo di composizione si addiceva di più al mio modo di essere. Iniziare a cantare in italiano significava usare un immaginario diverso che non sarebbe mai scaturito se non avessi provato in precedenze vie diverse. Ad un certo punto però, prendendo in mano la chitarra, ho capito che avrei preferito rappresentare un paesaggio che non aveva nulla a che fare con l’inglese. Le mie canzoni dovevano essere un filo conduttore fra me e la mia terra.


E’ importante anche farti una domanda di rito per ogni cantante con nome d’arte che si rispetti. Da dove nasce Grecale e perché proprio questo nome dovrebbe rappresentare Andrea? Cosa hanno in comune i due?


Grecale, nome derivante dal vento, mi trasmetteva una sensazione di pace e calore che volevo fosse identificativa anche nei miei pezzi. Il nome però l’ho scoperto in un altro modo. Un giorno al supermercato mi sono imbattuto in una bottiglia di Grecale, un moscato di Sicilia. Questa parola ha acceso in me qualcosa che non riuscirei nemmeno a spiegare. Visivamente riuscivo ad identificarmi in quel nome prima ancora di trovare spiegazione logica.


Quando e come hai capito che la musica era così tanto importante da cimentarti in essa anche a livello professionale?


Ci sono giorni in cui se non tocco la chitarra sopraggiunge la malinconia. Non riesco a scindere più i miei pensieri senza che di mezzo ci sia la musica. Questo è bello perché senti che batte uno scopo dentro di te. In certi momenti può diventa una vera e propria malattia soprattutto quando non riesco a trovare la chiusura di un pezzo e allora passo intere settimane avendo un solo chiodo fisso.


Ci sono degli artisti da cui prendi spunto e con i quali vorresti collaborare poi un giorno in futuro?


I miei artisti di riferimento, soprattutto nel momento di composizione di Le solite scuse, sono stati davvero eterogenei. Ho consumato Una somma di piccole cose di Niccolo Fabi ma anche i primi dischi di Colapesce. Questi due artisti sono stati dei capisaldi nel momento di scrittura dei testi perché sintetizzavano il mio modo di raccontare delle storie attraverso la musica. Poi ho ascoltato molta elettronica e quindi artisti come Four tet, Apparat o Moderat. Ad oggi sento che il mio modo di approcciarmi alla musica è cambiato quindi probabilmente collaborerei con artisti di musica popolare o etnica. Diciamo che nel panorama italiano non riesco a trovare nessuno che mi colpisce se non Iosonouncane.


Il tuo primo album si chiama “Le Solite Scuse” ed è uscito il 21 Febbraio 2021. Si descrive come un rapporto conflittuale, dolce e amaro, folclore e sentimento. All’interno dell’album ci sono sette brani. Ognuno di questi con un significato particolare e intimo. A partire dalla title track del disco che riprende il tema religioso del martirio di Santa Lucia accomunato al discorso più ampio del femminicidio. Ma anche scorgere il proprio futuro e configurare le proprie idee, una forma diversa di amore, non legata alla fede ma ad un fondersi di cuori o ancora, le mura viste anche come limiti o impedimenti. Tra i vari brani, quale pensi sia quello che ti rappresenta di più o a quale sei più legato e per quale motivo?


Un brano a cui sono davvero legato è Venerdì. Credo sia il pezzo più riuscito dal punto di vista testuale, melodico e di produzione. Rappresenta in toto un’idea poetica legata ai riti della Settimana Santa pugliese. Le donne citate nel testo, con “occhi stanchi”, raffigurano un immaginario pieno di significato che sentivo il bisogno di voler narrare.


Nel leggere il significato che hai dato ai tuoi testi, si nota quanto tu sia legato alla tua terra e quanto questa abbia influenzato nella tua scrittura. Ci sono degli aneddoti particolari o magari divertenti o punti di riferimento speciali, mentre mettevi su quello che poi sarebbe diventato il tuo primo album?


Mi piace pensare che nessuno conosce le prime produzioni del disco. Sono per lo più acustiche ma avevano delle melodie completamente diverse. Ad esempio, la prima versione di Venerdì a tratti ricordava la colonna sonora del film il ciclone, molto spagnoleggiante. Ogni volta che la riascolto sono combattuto fra il pensare che sia stupenda o che sia fra le cose più terribili prodotte da me. Diciamo che è stato un lavoro difficile e sorrido quando penso che alcuni brani hanno avuto anche cinque versioni differenti.


Grazie Grecale per la tua disponibilità. Ci sono progetti nuovi che dobbiamo aspettarci?


Mi piacerebbe molto suonare live in band quest’estate e speriamo sia possibile. Inoltre sto assorbendo tante nuove idee per quello che sarà il prossimo disco a cui inizierò a lavorare in estate.

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