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  • Enrico di Noia

GOLDEN YEARS: LA SONORITA’ IN TUTTE LE SUE VESTI

Da Colombre a Laila Al Habash passando per maggio e Memento.

Pietro Paroletti è un artista eclettico, versatile, che cuce produzioni su misura per sound molto differenti o per il suo progetto solista altrettanto eterogeneo: Golden Years. Alle spalle lavori in collaborazione con Colombre, ELASI, Adelasia, Frisino e il più recente con maggio nell’album “Nel Mentre”, in apertura e chiusura con i brani “Chiudere un occhio” e “Aprire un occhio”. I suoi lavori personali hanno riunito sotto tetti fatti di R’N’B, hip hop, lo-fi e post-rock artisti molto diversi, a partire da Laila Al Habash in “Sale”, passando per i Post Nebbia, Memento, DOLA, fino all’ultima uscita con Gregorio Sanchez “Colpo di scena”, riuscendo sempre a valorizzare le sfumature di ogni collaborazione.

OltreSuono: L’ultima uscita appena citata è un trip di cori, viole e fiati, spezzati sul tempo da chitarrine funk e basso martellante: con la testa siamo già al mare. Gregorio Sanchez, con il quale abbiamo già avuto modo di scambiare due chiacchiere, ci ha inserito un testo fatto di quotidianità e di immagini surreali come già ci aveva abituati nel suo album “Dall’altra parte del mondo”. Cosa ci racconta questo brano e com’è stato lavorare con Gregorio ?


Golden Years: Il brano è nato circa un anno fa, in pieno lockdown. Avevo questo beat con questa frase di archi e ho pensato subito che fosse perfetto per la scrittura di Gregorio. Con lui ci conosciamo da qualche anno, ho prodotto due pezzi sul suo disco e c'è stata da subito grande intesa. In più siamo i due più grandi fan di Frank Ocean in Italia.


Gregorio come abbiamo già detto, non è stata la prima delle tue collaborazioni, anzi: già con Laila Al Habash prima di lui hai toccato un genere molto differente da quello di quest’ultimo singolo, viaggiando su melodie intime ed R’N’B. In base a cosa scegli gli artisti con cui collaborare? Avviene prima o dopo la creazione del beat?


Cerco sempre di proporre collaborazioni ad artisti che stimo e il cui stile penso possa sposarsi con le mie strumentali. Gli mando una selezione di beat che secondo me potrebbero fare al caso e chiedo loro di scegliere quello che li ispira di più. Per tutti i brani il processo è stato molto libero e spontaneo.


Oltre al tuo progetto solista sono molte le produzioni che hai curato come Pietro Paroletti; Se guardiamo alle date queste vengon prima di Golden Years, ma quando hai deciso effettivamente di voler pubblicare sotto tuo nome dei brani? Cosa differenzia la produzione di questi ultimi da quelli per altri artisti?


La differenza fondamentale sta nel processo creativo. Come produttore ho sempre lavorato partendo da un'idea di canzone, con l'obiettivo di dare a questa canzone il miglior vestito possibile. Per il progetto Golden Years invece ho provato a ribaltare la prospettiva: chiedo agli artisti di scrivere su mie strumentali già definite. Questo naturalmente mi dà molta libertà dal punto di vista musicale, e allo stesso tempo mette loro nella condizione di scrivere con un metodo diverso da come sono abituati, con risultati sempre originali e imprevedibili.


Lo scenario musicale italiano si sta differenziando molto, influenzato dai generi più disparati: pensiamo al lo-fi/hip hop, all’elettronica, la drill, dance pop anni ’80 e molto altro. In questo enorme quadro le varie sfumature vanno a mischiarsi in progetti nuovi nei quali il ruolo del produttore ha una valenza del tutto diversa da quella di una decina di anni fa. Pensi che questa nuova onda trasformerà definitivamente la “canzone italiana”, nell’accezione sanremese e classica del termine?


Bella domanda, se ne potrebbe parlare a lungo. Posso dirti che secondo me l'importante quando si fanno canzoni è non perdere mai di vista la ricerca e l'ambizione. Ci sono canzoni italiane di 40 anni fa che se uscissero oggi sarebbero ancora sconvolgenti per modernità ed efficacia (come esempio mi viene in mente “In alto mare” di Loredana Bertè, ma se ne potrebbero fare tantissimi). Però sono d'accordo sul fatto che ultimamente sta uscendo tantissima musica interessante e molto varia, che sta rimettendo al centro una ricerca sonora che per un po' di tempo secondo me si era persa.


Un’altra delle tue ultime collaborazioni è quella già citata con maggio, un altro “artista perla” del panorama emergente. Il tuo contributo è presente nella prima e nell’ultima track dell’album, apertura e chiusura quindi anche se tu stesso hai definito il disco un cerchio: come nasce questa ormai duratura collaborazione che già parte da “Adulti”, tua seconda uscita?


Prima di lavorare ad “Adulti” non ci conoscevamo, ma già dalla prima volta che ci siamo visti in studio c'è stata sintonia. Da lì siamo diventati amici ed è venuto spontaneo continuare a collaborare per altre cose. Roberto ha grandissimo talento e facilità nella scrittura, quindi è davvero un piacere scrivere e produrre la musica per i suoi pezzi. Poi è della Roma come me, quindi l'intesa è alle stelle.


Ultime due domande e ti lasciamo: c’è una collaborazione, come Pietro o come Golden Years, che ricordi particolarmente?


Faccio davvero fatica a sceglierne una. Di sicuro posso dire che la cosa più bella di questo lavoro è il legame che si crea con gli artisti con cui collaboro. Me ne sono reso conto ancora di più durante questo anno in cui si poteva uscire poco e vedersi pochissimo, in cui nonostante tutto ho trovato persone stupende con cui fare musica e con cui si è instaurato un rapporto umano forte.


C’è un genere che ti ispira particolarmente con il quale vorresti sperimentare in un brano futuro? Hai già nuova musica in uscita a breve?


Se ti dicessi un genere solo mentirei, però ultimamente sto ascoltando molta reggae anni 70, chissà che non finisca dentro un pezzo.


Ho tantissima musica in cantiere, ma posso dire poco!

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