Cerca
  • Jarvis Scarcelli

GALEA: IL MODO PER NON RIMANERCI MALE E’ NON AVERE PROPRIO ASPETTATIVE

Claudia Guaglione, classe 2000, nata e cresciuta in Puglia, a Barletta per la precisione. In arte Galea per l’origine etimologica del suo cognome, perché, i guaglioni erano dei garzoni che lavoravano sulle galee, quelle navi da guerra o da

commercio che navigavano il Mediterraneo prima, dopo e durante il Medioevo. Un’artista con alle spalle la partecipazione a due programmi televisivi dedicati interamente alla musica ovvero X-Factor nel 2017 e Sanremo Young nel 2020. Il suo brano, I nostri 20, non l’ha portata tra i finalisti che salirono sul palco dell’Ariston nell’edizione 2021 ma le sue performance non sono comunque passate inosservate. Un brano che racconta in maniera efficace la vita, le aspirazioni e le paure dei suoi coetanei.


OltreSuono: Ciao Claudia, benvenuta su OltreSuono! Cominciamo dal tuo esordio nel mondo della musica. Nel 2017 hai partecipato al programma televisivo X-Factor. Come la ricordi quell’esperienza? Pensi di essere cresciuta professionalmente e non nel frattempo e in che modo?


Galea: Ciao, grazie! È stata un’esperienza molto costruttiva, mi ha aiutato molto a capire quali fossero i miei punti deboli (così come quelli di forza) e gli aspetti su cui lavorare maggiormente per crescere. Sono passati ormai quattro anni, quindi mi sento totalmente un’altra persona, soprattutto dal punto di vista musicale. A 17 anni avevo iniziato relativamente da poco a scrivere canzoni, specialmente in italiano, ed erano tutte un po’ “immature”, non sapevo quale fosse la mia identità musicale e non. Insomma, mi conoscevo poco.


Il tuo primo singolo è uscito nel 2019 e si chiama “Diverso”, puoi raccontarci la

genesi di questo brano e di cosa parla?


“Diverso” è nata nell’arco di un’oretta circa, forse la canzone che ho scritto più velocemente. Parla del modo in cui a volte proiettiamo le nostre insicurezze sugli

altri e finiamo per essere delusi, da loro ma anche da noi stessi.


“Tè” è un altro tuo singolo che ha visto la luce nello stesso anno. E’ come se lasciasse un’interpretazione libera aperta e soggettiva che ognuno di noi dovrebbe dare. Ma Galea, cosa voleva trasmettere con questa canzone e cosa intendevi per sottigliezze metafisiche?


“Tè” parla di quello stato di immobilismo in cui ripeti a te stesso che non farai gli stessi errori e che cambierai attitudine, ma puntualmente non riesci a sganciarti dalla situazione di partenza. In questo senso è una canzone piuttosto triste, ma mi

piace che il testo possa essere letto anche sotto una luce più ottimista. Le sottigliezze metafisiche sono le piccole paranoie quotidiane. Per me simboleggiano la tendenza generale a farsi troppi problemi, anche per il niente.


Hai cavalcato due importanti palchi del mondo della musica, quello di XFactor e quello di Sanremo. Un paragone, anche a livello emotivo, fra le due esperienze? E quali erano poi, le tue aspettative? Proprio quest’ultime pensi siano state rispettate?


Sono state due esperienze completamente differenti perché io le ho affrontate in modo diverso. Quando sono andata a Xfactor ero una ragazzina e soprattutto ero molto più impreparata che a Sanremo, quindi ovviamente ero agitatissima. Per quanto riguarda le aspettative, il mio metodo per non rimanerci male è non averne affatto.


“I nostri 20” è la canzone con cui sei arrivata alle Semifinali di Sanremo giovani, è un’istantanea della tua generazione, un modo per descrivere situazioni che si vengono a creare principalmente a quest’età. Quanto c’è di Claudia e/o Galea in questo brano? Pensi di essere riuscita a creare la tua identità?


Il pezzo parla al 100% di me, dei miei amici, della mia città. Nel testo ci sono ricordi vividi di cose che mi sono successe. Non so se sono riuscita a creare la mia identità, quello che mi interessa è che qualcuno sia riuscito a trovare un po’ di sé nel brano.


Come è nato questo pezzo e perché hai deciso che doveva essere proprio “I nostri 20” a partecipare a Sanremo Giovani 2020?


Banalmente prende ispirazione dalla mia vita. L’ho scritta poche settimane prima del ventesimo compleanno del mio ragazzo. Per quanto riguarda Sanremo, è stata una decisione di squadra: ci sembrava il pezzo più forte e anche, tra tutti, il più adatto a quel palco.


Visto e considerato che hai avuto modo di partecipare a dei programmi televisivi molto importanti della musica italiana, dunque anche modo di conoscere gente che lavora dietro e nel tuo stesso settore. Quanto pensi sia difficile crearsi una propria strada in questo mondo? Lasciare una propria impronta, magari diversa, rispetto agli altri artisti? I pro e i contro?


Forse sono domande troppo grandi per me, a cui non credo di saper rispondere. In più penso che sia tutto molto soggettivo, per cui alcuni potrebbero risponderti che è difficilissimo farsi strada in mezzo a tanti, altri potrebbero dirti che è stato facile. Credo che sia anche questione di fortuna, trovarsi nel posto giusto al momento giusto e con la proposta musicale adatta. Certo è che rispetto ad anni fa è più difficile spiccare, perché fare musica è diventata un’attività molto accessibile e sono sempre di più le persone che ci si dedicano.


E’ abbastanza scontato fare una domanda del genere ad un artista, ma vorrei concludere chiedendoti se hai già delle idee in mente per progetti futuri e cosa la

gente che ti ascolta dovrebbe aspettarsi?


Posso solo dire che a breve saprete qualcosa!





0 commenti