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  • Angelica Carretta

DONATO DOZZY- IL PROFESSORE DELLA TECHNO

Donato Scaramuzzi aka Donato Dozzy, nato a Roma nel 1970, è uno dei DJ e producer italiani più rispettati in ambito techno, con una lunga carriera alle spalle. Grande appassionato anche del genere hip hop, dub e disco, rimane affascinato, alla fine degli anni ottanta, dalle nuove sonorità acid house e techno. Le sue esperienze da DJ professionale partono nell’estate del 1990 al Nautilus al Circeo ma è dalla frequentazione assidua di Goody Music e poi del Re-Mix, storici negozi di dischi specializzati della capitale, che Dozzy sviluppa una competenza enciclopedica nel settore. Gli anni novanta romani di Donato proseguono come DJ per feste private e club minori e al tempo stesso come studente universitario, conseguendo la laurea in Scienze Politiche nel 2000. È in questo periodo che prende forma il suo stile e il soprannome di “Professore”. Dal 1999 è resident DJ al Brancaleone, club romano al quale rimane a lungo affezionato. Nel 2004 si trasferisce a Berlino ed è da subito resident DJ del Panorama Bar, dove si specializza in lunghi afterhour, sviluppando a pieno il suo personale approccio ipnotico e trance-inducente. Da questo momento in poi, è dedito completamente alla sua musica e alla necessità incessante di coinvolgere il suo pubblico con essa. Ha collaborato con amici e grandi artisti del settore come Brando Lupi, Mike Parker, Marco Shuttle e tanti altri ma è stato anche ispirato e accompagnato da voci femminili e dal diretto interesse verso la sperimentazione italiana degli anni Settanta. Questo ha sicuramente influenzato la sua maturità musicale odierna, arrivando dunque alla realizzazione del nuovo progetto con Andrea Noce aka Eva Geist: ‘Il quadro di Toisi’, album ideato già nell’ottobre 2018 ma terminato solo nel 2020 durante il periodo di lockdown, grazie a un’intensa corrispondenza fra i due artisti. Un capolavoro che vede per la prima volta il DJ e produttore romano confrontarsi con la tradizione cantautorale italiana e sottolinea la sua la sua capacità camaleontica di cambiare tecniche e modo di lavorare. La sua peculiarità di spaziare da una techno estremamente ipnotica ed avvolgente, ad una fondata su un andamento downbeat ed atmosfere rarefatte, mi ha motivata ad intervistare un artista come Donato Dozzy, in veste non solo di pioniere dell’elettronica ma soprattutto di grande attivatore d’innovazione culturale.


OltreSuono: Ciao Donato, grazie tante per la disponibilità. Vorrei iniziare subito chiedendoti un parere personale sull’attuale evoluzione musicale e soprattutto se si può parlare di evoluzione in questi tempi.


Donato Dozzy: Ciao Angelica, grazie a voi! Per me si può parlare di “involuzione”, fermo restando che in giro ci sono e saranno sempre artisti interessanti, i modi di fruizione e diffusione sono cambiati penalizzando sia il formato che i musicisti stessi. La società che viviamo fagocita e risputa tutto in tempi brevissimi, la musica sta diventando (o forse è meglio dire che è già diventata) un prodotto di consumo, già obsoleto a pochissimo tempo dalla sua uscita. Ma tutta sta fretta poi, per andare dove?


Perché in Italia l’elettronica non viene apprezzata tanto quanto all’estero? Piccolo confronto tra Roma e Berlino. E perché la scelta di lasciare Berlino per ritornare in Italia?


Perché qui da noi la musica (come tutti i fenomeni di cultura) è stata messa da parte e non si vuole capire che uno Stato che abbandona la cultura non potrà mai essere in salute, e infatti tanti giovani cervelli se ne vanno all’estero, esausti. Per me casa è dove ho una famiglia, e di famiglie ne ho varie sparse per il mondo. Sono tornato a casa perché non ho mai inteso trasferirmi permanentemente a Berlino, città che mi ha fatto capire di essere un cittadino del mondo ma che ad un certo punto mi ha anche lasciato andare, avevo bisogno di mare, natura e sapori nostrani. Così nel 2006 mi sono stabilito a San Felice Circeo dove ho passato un triennio molto creativo e solitario.


Perché, viene condiviso piu lo stile di vita associato alle droghe piuttosto che la passione e l’interesse per il genere musicale?


Questo succede un po’ ovunque soprattutto perché ormai il clubbing è un fenomeno di largo consumo. Era così anche ai tempi di Woodstock sul finire dei 60’ quando il rock diventò il linguaggio di un’intera generazione di giovani e fra questi un largo numero se ne fregava di quanto fosse bravo Jimi Hendrix e pensava solo ad andare ai festivals, conoscere gente e sballarsi. Quello che sottolineerei è piuttosto l’approccio delle autorità in merito a questo argomento: qui in Italia c’è semplicemente una generale demonizzazione della night life (lo sballo del sabato sera) mentre in altri stati l’uso di droghe da parte dei giovani è considerato un evento inevitabile e pertanto viene trattato in modo consapevole, con regole certe, pertinenti ed anche severe, laddove necessario.

I giovani sono un gran motore dell’economia, non sarà mai tardi per rendersene conto.


Essere artisti significa anche essere attivatori di innovazione. Con il progetto ‘Il quadro di Troisi’ abbiamo dedotto che è possibile integrare innovazione e tradizione. Cosa o chi ti ha ispirato e ti ha spinto a fondere questi generi apparentemente diversi tra loro?


Il punto è che non devono essere generi diversi fra loro! Se non sai da dove vieni è difficile che tu sia in grado di capire dove vai. Ci vuole tempo, curiosità e tanta passione. Per questo il Quadro di Troisi è stato tanto importante, è arrivato in un momento di snodo, un giro di boa.

Infine, per fare questo disco è stato necessario conoscere Andreina Noce, senza di lei non sarebbe stato possibile.


Te la senti di dare un consiglio ai giovani artisti emergenti che si approcciano a questo mondo musicale?


Studiate, fatevi una cultura e mettetevi in testa che il successo è una conseguenza del lavoro, non una premessa.


È stato un onore e un piacere confrontarmi con questo artista e vi invito tutti l’8 agosto al Locus Festival per farci ipnotizzare dalle sonorità di Donato Dozzy accompagnate dall’ammaliante voce di Eva Geist.


Ritorniamo in pista!

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