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  • Jarvis Scarcelli

COST DELANEY : IL MIO PRIMO E NUOVO DISCO “STAGIONI NUOVE”

Costanzo Pierno, classe ’94. A nove anni comincia a studiare pianoforte e a 13 a scrivere canzoni per poi proseguire e partecipare ad alcuni eventi in giro per la Puglia, ovvero la sua terra. Infatti dopo cinque anni a Milano per studiare, è proprio qui che decide di tornare per raccogliere le idee per creare qualcosa che prima di tutto rendesse soddisfatto se stesso. Infatti il suo legame con il passato è servito come cornice per quello che è stato il suo primo disco “Stagioni Nuove” anticipato dal singolo “Lady B”. Nel 2019 inizia la collaborazione con l’etichetta pugliese Boa Studio Records degli ex Mai Personal Mood Andrea Messina (musicista e produttore per Bartolini e Aiello) e Michele di Muro.

OltreSuono: Ciao Costanzo, benvenuto su OltreSuono! Dopo i singoli “Gin Tonic” e “Iron Man” pubblicati nel 2019, ecco il tuo disco di debutto. Uscito il 21 Maggio, dal nome “Stagioni Nuove”. Otto tracce da pop, indie e rock che sono il frutto di due anni di lavoro incentrati su un lavoro personale che ambisce principalmente poi a creare qualcosa di unico, diverso con un certo peso nelle canzoni. Infatti i primi elementi che emergono dal primo ascolto sono il linguaggio e il lessico autoriale. Raccontaci da dove nasce questo progetto, quanto c’è di te all’interno di esso ed eventualmente a cosa o chi ti sei ispirato?


Cost Delaney: Il progetto Cost Delaney nasce nel 2018 ma le prime canzoni ed i primi concerti arrivano nel 2019. Poi per tutto il 2020 e parte del 2021 ho lavorato al mio primo album, Stagioni Nuove. Ho avvertito l’esigenza di dover raccontare la storia degli ultimi anni, Milano, il Sud Italia, il cambiamento, la paura, l’amore, la speranza, la disillusione. Passo parecchio tempo in terre sconosciute fra strade malmesse e soleggiate valli fra la Puglia e la Basilicata e questi posti incredibili mi hanno aiutato nel percorso di riflessione che precede la scrittura di una canzone o di un disco, in questo caso.


Avete utilizzato tastiere vintage, chitarre elettriche e acustiche e anche synth digitali. Dunque, quanto sono stati importanti gli strumenti per la buona riuscita dell’album?


Per me molto. Con Andrea Messina e Michele Di Muro, entrambi fondatori di Boa Studio Records, abbiamo lavorato molto per dare alle canzoni un loro suono, definito, profondo, talvolta anche sporco in perfetto stile rock n’roll. Abbiamo utilizzato un organo degli anni 70 e varie vecchie tastiere, oltre a non so quante chitarre ed un paio di bassi elettrici; in realtà pochissimi synth o vst digitali. E’ stato proprio un disco suonato dall’inizio alla fine. Ha un’anima questo disco, almeno per me.


Quanta vita c’è in un’intera vita? Nel disco prevale l’importanza che tu dai ad uno dei peggiori nemici del mondo, forse, il tempo. Speranza, sogni, progetti futuri, quelli passati, la famiglia. Questo viene mostrato soprattutto nel tuo singolo che ha anticipato poi l’album, ovvero “ Lady B”, che è stato dato alla luce il 30 Aprile. Di cosa parla esattamente il brano e cosa vuoi che arrivi a chi l’ascolta? E soprattutto, come lo percepisci il fattore tempo?


Mi piace l’idea che non sia come nei film, niente è deciso, la strada non è tracciata, che dipenda noi dove andare, e poi vabe’, ci sono anche il caso e la fortuna, che nei film noi esistono, perché lì è già tutto deciso. Con me no, con noi no, a volte andrà bene e altre volte no, ma poco importa perché pensando al domani ci sarà sempre un foglio bianco. So che pensarla così forse mi ucciderà, se non andrà bene sarà solo colpa mia, ma poco importa perché non voglio più ridere pensando alle cose che voglio come se non le meritassi. Da oggi voglio sforzarmi di credere che posso farcela, che possiamo farcela, perché questo per me significa vivere. Lady B parla di tutto questo.

Nel disco il tema del tempo è centrale. Ma non lo vedo come un nemico. Il tempo fa parte di noi, siamo noi stessi la misura del tempo e imparare a conviverci col fatto che è in perenne cammino e che le cose cambiano e finiscono significa imparare a convivere con noi stessi e con la condizione umana.


All’età di 19 anni ti trasferisci a Milano per studiare economia, per poi far ritorno nella tua terra, la Puglia, dopo cinque anni. Come mai questa scelta? E’ in questo periodo che nasce “Cost Delaney”? Nome molto alternativo, a cosa si riferisce?


Mi trasferisco a Milano dopo il liceo per studiare. Gli anni a Milano, cinque, sono stati importanti anche se per tutto il periodo ho suonato pochissimo, per tre anni addirittura avevo abbandonato completamente. Allo stesso tempo ho svolto vari lavori in ambito musicale ed ho avuto modo di capire meglio cosa volevo dalla musica ed in generale che direzione prendere. Dopo la laurea ho scelto di tornare in Puglia e come ti dicevo di raccogliere le idee per creare qualcosa che prima di tutto rendesse soddisfatto me stesso. Ero già in contatto con Andrea da tempo e questo mi ha permesso di migliorare molto nella composizione e scrittura di un brano e di preparami ad iniziare questo nuovo viaggio come Cost Delaney. Cost perché mi chiamo Costanzo, Delaney è il nome del protagonista della serie Taboo interpretato da Tom Hardy nel quale ci rivedevo alcuni aspetti del mio carattere.


Ora che hai alle spalle un nuovo disco, oltre a fare tappe per un tour in giro per l’Italia che progetti dovremmo aspettarci? Quali vorresti siano i tuoi traguardi futuri?


Il disco è fuori da pochi giorni. Sto preparando il live in band fatta con musicisti che stimo molto e che hanno anche lavorato all’album in modo da essere pronti per portare questo disco in giro. Stiamo lavorando con Boa alle date e spero di uscire presto con un calendario. Per adesso la priorità è quella di far conoscere la mia musica a più gente possibile e di stare in giro il più possibile. Nel frattempo sto lavorando anche con altri artisti e band per cose bellissime di cui vi parlerò più avanti.

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