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  • Daniela Regano

"Cosa ci direbbe", il primo featuring dei FASK

“Cosa ci direbbe”, le parole introspettive dei Fast Animals and Slow Kids e la concretezza di Willie Peyote nel loro ultimo brano.

“Cosa ci direbbe” è l’ultimo singolo dei FASK, uscito il 23 aprile 2021, ma è il primo featuring in cui di fatto la band perugina coinvolge un artista di alto calibro quale Willie Peyote. Il brano è un quadro che rappresenta la quotidianità che ci circonda; in particolare tratta il tema del pregiudizio.

Le frasi pittoriche dei FASK trovano una loro forma concreta nelle parole del rapper torinese, che come suo solito riesce a descrivere un proprio pensiero in maniera chiara e decisa.

Entrambi, però, convergono nel denunciare un comportamento ormai insito nell’uomo: la gente pensa e giunge a conclusioni affrettate, senza conoscere effettivamente l’oggetto del proprio giudizio. Inoltre i FASK aggiungono un pensiero riguardo al futuro “sarà il vento di questa ignoranza a tramandare tutti i nostri sbagli”.

È evidente come il testo sia attuale e al contempo influenzato dalla situazione contemporanea, ma in un’accezione riflessiva: la condizione di isolamento ormai passata a cui dovevamo adattarci, ha portato ad un’ulteriore distanza, più mentale che fisica, più da noi stessi che dagli altri. Nel brano emerge ancora una volta la nostra tendenza a guardare ciò che ci circonda, a credere obbligatoriamente che l’altro abbia qualcosa che non può essere accettato, a giudicarlo; tutto questo senza scrutare e capire noi stessi.

Più precisamente il brano condanna non la possibilità di esprimere quel pregiudizio, ma già il solo fatto di pensarlo.

Questo comportamento avviene in modo incontrollabile, se non fosse per la possibilità di avere conoscenza e coscienza di sé.


Ultima particolarità del singolo è sicuramente il connubio tra due mondi musicali molto diversi tra loro: la melodia risulta lineare, nonostante il cambio di ambientazione che avviene con il subentro del rapper. A fare da protagonista è sicuramente il tono accusatorio e malinconico del brano, raccolto però dal suono della chitarra acustica nel refrain.


In conclusione, come ci insegna il testo, prima di giudicare bisogna “contare fino a dieci, dimmi tu ci riesci?”



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