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  • Margherita V. Crosera

BOWIE NEL '71 ERA GIÀ STATO SU MARTE


Registrata nel 1971 e uscita nel 73, con la sua atmosfera onirica “Life on Mars?”, rappresenta al meglio la parentesi extraterrestre di David Bowie. Celebre e premiatissima, inoltre, offre un testo, seppur criptico, preziosissimo per comprendere le speranze che l’autore riponeva nel futuro e un’analisi attenta dei suoi tempi. Malinconia è forse la prima sensazione che viene in mente ascoltando le prime note al pianoforte suonate da Rick Wakeman (futuro pianista degli Yes), malinconia e comprensione per questa ragazzina incompresa, che sogna in grande e si confronta con uno schermo o forse uno specchio, concentrandosi sul mondo, un mondo che la infastidisce e che la irrita. E qui veniamo colti da questa irruenza giovanile a livello musicale grazie al crescendo di archi e toccando le corde più alte. Cosa ci volesse dire Bowie con queste metafore spaziali, forse non lo sapremo mai, e forse è proprio questo a renderle immense. E’ ciò che ci consente di abbandonarsi al sentimento d’insofferenza per un mondo che perde i valori, un mondo che viene definito come uno show. Uno show che ci rende burattini di qualcuno. Forse va colto come un invito per i giovani o per noi generazioni future. Per noi che fatichiamo ad accettare questa direzione, per noi che ci chiediamo se ci sia vita su Marte. E qui arriva la svolta, perché se esattamente cinquant’anni fa veniva registrata questa canzone con un tono visionario, oggi siamo più vicini che mai a quella risposta. Oggi qualcosa su Marte c’è stato. Chissà che sia solo un embrione di un nuovo inizio e chissà se saremo capaci di non commettere quegli stessi errori che ci hanno trasformato in un “selling show”.

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